Riporto una lettera scritta con alcune colleghe e pubblicata
sulla Gazzetta di Mantova il 27 Novembre 2012.
“LAVORIAMO PER LO PSICOLOGO DI BASE
Gentile Direttore,
Siamo un gruppo di psicologhe professioniste che lavorano nel territorio mantovano, in diversi ambiti e con diversi approcci, con minori, adulti e famiglie, fornendo prestazioni psicologiche di vario genere, quali consulenze, supervisioni e psicoterapie.
A seguito della lettera comparsa in data 12/11/2012 su questo giornale, dal titolo “Caro Psicologo, quanto mi costi” desideriamo fare chiarezza su alcuni temi che sono stati messi in evidenza da chi scrive, pur non potendo ovviamente far riferimento al caso specifico riferito, ma limitandoci a dare alcune chiarificazioni concernenti il lavoro dello psicologo, in base alla nostra esperienza.
Per prima cosa ci sembra importante ricordare che le tariffe applicate dai professionisti alle prestazioni psicologiche hanno come riferimento il tariffario dell’ Ordine Nazionale degli Psicologi (http://www.psy.it/tariffario.html). Dal decreto Bersani (2007) tali tariffe sono state completamente liberalizzate, pertanto lo psicologo è libero di pattuire la tariffa con il cliente, avendo come unico vincolo il codice deontologico. È importante ricordare anche che le tariffe proposte dal professionista devono tener conto di una serie di fattori, quali la tipologia di incarico, i tempi per la preparazione delle sedute, i tempi di riflessione diagnostica e studio della situazione, le supervisioni ed analisi del caso, l’utilizzo di strumenti o test, il tutto nel rispetto della complessità del lavoro svolto, di cui la seduta psicologica rappresenta solo una parte.
Nel lavoro con i/le clienti e/o pazienti è nostra cura concordare in maniera reciproca la tariffa della prestazione, valutando per ogni situazione che quanto proposto sia sostenibile per la persona stessa. Quanto invocato nella lettera, ovvero l’adeguamento delle tariffe alle condizioni economiche della persona, pertanto è la nostra modalità di procedere, cercando di volta in volta di coniugare le richieste dei/delle utenti ed il rispetto per la propria professionalità.
Ci sembra importante precisare inoltre che le tariffe professionali si riferiscono ad un lordo, che comprende imposte, iscrizioni ai rispettivi albi professionali, contributi previdenziali integrativi, utenze per l’utilizzo dei locali delle sedute, assicurazioni professionali e formazione continua (questi ultimi due punti da poco divenuti obbligatori per la categoria). La professione psicoterapeutica è il punto di approdo di un lungo percorso formativo che comprende studi universitari ed onerose formazioni post lauream. In Italia infatti per accedere alla professione di psicoterapeuta è necessario, dopo la laurea quinquennale, un anno di tirocinio ed il superamento dell’ Esame di Stato, continuare la formazione con Scuole di Psicoterapia dalla durata quadriennale, che prevedono in molti casi, oltre allo studio e al tirocinio professionale, un lavoro su di sé con una psicoterapia individuale per tutto il ciclo di studi. Si tratta in sostanza di una decina di anni di formazione ed investimento personale di risorse ed energie, per apprendere teorie e tecniche che consentano, tramite la relazione psicoterapeutica, di stimolare nella persona un cambiamento individuale e/o una risoluzione di sintomatologie di vario genere.
In merito alla domanda sollevata rispetto al lavoro delle associazioni ci sembra importante precisare che esistono enti che offrono un servizio di “psicologia sostenibile”, avvalendosi della prestazione volontaria dei propri soci oppure di finanziamenti pubblici e/o privati, ai quali si accede generalmente tramite la partecipazione a bandi. E’ possibile per chi lo desideri, prestare alcune ore del proprio tempo e la propria professionalità per attività di volontariato, ma è necessario non confondere quella che è una scelta individuale, il volontariato appunto, con l’attività professionale, che per definizione, è l’attività da cui il professionista deve trarre il proprio sostentamento.
In varie regioni è partita inoltre la sperimentazione della figura dello psicologo di base, che affiancherà il medico di famiglia. Potrebbe essere questa, a nostro avviso, la soluzione alle problematiche segnalate dal/la scrivente della lettera ed auspichiamo che tale iniziativa si diffonda al più presto anche nel nostro territorio. Per far ciò sarebbe necessario un reale interessamento e presa in carico da parte delle istituzioni nel territorio Mantovano nel sostenere tali iniziative, fortemente richiesta anche dall’Ordine degli Psicologi Nazionale in Parlamento, a fronte di una domanda sempre maggiore nella popolazione di prestazioni di tipo psicologico. ”
Rachele Sassi – Cinzia Leoni –
Monica Magistrelli – Nadia Mortara – Alice Fusaro – Ilaria Brunelli
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